“Io sono con voi tutti i giorni”… (Mt 28,20)

Buona giornata a tutti, carissimi…,

ricorre oggi la memoria di santa Caterina da Siena (1347-1380), insieme a san Francesco, Patrona d’Italia dal 1939. E alzi la mano chi non ha bisogno di un aiuto dal cielo in questo periodo così difficile… Dobbiamo stringere i denti e continuare a fidarci di chi porta l’onere della guida del paese, e della scienza che ci suggerisce (e necessariamente “impone”) le linee guida per riprendere il cammino; lo facciamo nella speranza di tornare al più presto al nostro meglio e nella certezza che Gesù non ci lascia soli e cammina con noi: lui stesso ha promesso di “essere sempre con noi”; come quando ci si sposa: “nella gioia e – ancor più – nel dolore”.

Bisogna ancora ringraziare i tanti volontari e tutti coloro che si adoperano per il bene del prossimo. Tante persone, anche le più impensabili, si fanno in quattro: grazie a tutti! Anche nella nostra parrocchia tutti stanno lavorando per la ripresa e per il futuro ancora incerto. Faremo come sempre il massimo.

Ci vorrà ancora tutto il mese di maggio per avere le idee più chiare e poter riprendere la nostra vita quotidiana, sempre sperando che ognuno faccia la propria parte per evitare altre ricadute.

Abbiamo tutti ascoltato con interesse e speranza la conferenza stampa del nostro Presidente del Consiglio di domenica sera. Immagino che qualche speranza sia stata delusa, ma era prevedibile che la ripresa fosse lenta e non in grado di accontentare tutti. Soprattutto riguardo la celebrazione delle messe, vietate dal 9 marzo, il Decreto dice: «L’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. Sono sospese le cerimonie civili e religiose; sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro» (punto i del DPCM del 26 aprile). A distanza di una manciata di secondi, i Vescovi Italiani hanno pubblicato una dura nota di disaccordo, con la quale «esigono di poter riprendere la loro azione pastorale», ribadiscono la «pienezza della loro autonomia», e dichiarano che «non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto» (CS n.34/2020 del 26 aprile).

Bisogna certamente fare tanto di cappello alla Chiesa Italiana per quanto ha fatto e sta facendo in questo tempo di emergenza, non solo mostrando ai fedeli la propria vicinanza in mille modi, ma anche donando (ad oggi) circa 222 milioni di euro per sostegni vari, tutti provenienti dal tanto bistrattato otto per mille. A questo proposito mi permetto di ricordare che il cosiddetto otto per mille lo paghiamo tutti e nessuno può decidere di tenerselo per sé, perché se non si firma se lo prende lo Stato; si può solo decidere a chi destinarlo; e mentre si assiste sempre più a una campagna di odio contro la Chiesa e i suoi presunti (e a me sconosciuti) privilegi, è bene ricordare quanto essa fa da sempre a sostegno dei più bisognosi e, perché no, invitare tutti a una firma quanto mai importante. Diverso è il caso delle singole parrocchie che hanno ben poche disponibilità e anch’esse fanno sempre fatica ad arrivare alla fine del mese, dovendo affrontare notevoli spese di gestione e di bollette (che continuano ad arrivare nonostante tanti proclami). La parrocchia di Poggio Mirteto, ad esempio, ogni due mesi deve affrontare ben sei bollette della luce e due del gas, senza contare le altre spese varie. Nonostante questo fa il possibile per aiutare chi si trova in necessità, unicamente grazie alle donazioni. A questo proposito vorrei ancora dire grazie a tanti volontari che si stanno spendendo per il prossimo e a tutti coloro che non hanno fatto mancare il loro aiuto economico, in primo luogo le Confraternite e anche alcuni privati. Grazie! È bello vedere come nella disgrazia esce fuori tutto il bene di cui siamo capaci.

Ciò nonostante «bisogna anche riconoscere che non spetta alla Chiesa, ma allo Stato legiferare in ordine alla salute pubblica. Dinanzi a un problema della cui gravità non tutti sono ancora pienamente persuasi, è questo e questo soltanto il piano sul quale si devono assumere decisioni circa l’accesso ai luoghi di culto, senza richiamare principi che hanno tanto di ideologico. In un tempo di emergenza come quello presente la fede e la devozione devono trovare vie nuove» (Mons. Libanori 19 marzo 2020) e attendere che ci siano le condizioni per celebrare le messe e tornare a una vita sacramentale di cui tanto sentiamo la mancanza oggi e che, va detto, abbiamo fino a ieri spesso ignorato. «È tempo che la Chiesa smetta di alimentare quei sentimentalismi dolciastri che rendono insopportabile tanta nostra predicazione per dire finalmente al mondo cose serie. La Chiesa deve ripetere instancabilmente a chi oggi, frastornato da quello che accade, cerca “la” buona ragione per vivere e per morire, che la può trovare nella morte e la risurrezione di Gesù. E deve aggiungere che se quest’anno non potremo celebrare la Pasqua nella liturgia, non di meno è il Signore stesso che la sta celebrando nella grande liturgia della storia che ci chiede di vivere con lui in questi giorni difficili» (Mons. Libanori 19 marzo 2020). La fede cristiana ha certamente nell’eucarestia il suo centro, ma non si nutre solo di essa, e forse dovremmo essere in grado di offrire anche vie nuove ai nostri fedeli, come egregiamente sta facendo la Diocesi tramite il Servizio di Pastorale Giovanile.

È vero che la mancanza della messa è per molti un peso; ed è anche vero che in questo tempo in cui il tessuto sociale rischia di disgregarsi, forse la messa è uno dei modi per ricostruirlo; ma è anche vero che bisogna garantire un minimo di sicurezza: non vale la pena correre rischi inutili per non aspettare qualche giorno in più. Decidere a riguardo non tocca né a me, né a voi; personalmente penso che per sua stessa natura la messa sia l’assembramento più incontrollabile che ci sia, e dunque dovrà essere uno degli ultimi a riprendere; ma non possiamo far altro che aspettare! Chi di dovere deciderà!

Questa emergenza sanitaria, sta diventando (e lo diventerà sempre più) una emergenza economica e sociale; molti ne stanno pagando duramente il prezzo! Molti hanno bisogno di aiuto!

Non ci nascondiamo che siamo in un momento davvero difficile; anche se qui da noi i contagi e i decessi sono stati contenuti, non possiamo abbassare la guardia. Da questa emergenza sanitaria ed economica ne usciremo: ne usciremo doloranti, feriti, e più fragili, con tutte le fragilità portate a galla…, ma ne usciremo! Speriamo più forti e anche più uniti fra noi. Dipenderà da ciascuno di noi, e dall’aiuto che ognuno saprà dare al prossimo, uscirne migliori di come eravamo due mesi fa.

Vi benedico di cuore.

Don Mauro